mercoledì, gennaio 21, 2009



Non sarebbe originale ripetere che non scrivo da mesi, che sto trascurando il blog. Che poi, non è nemmeno questione del blog o meno, è questione che scrivere qui è sempre stato, per me, un modo per scrivere una lettera in cui mittente e destinario erano praticamente la stessa persona. La conseguenza è dunque una taciturna sopportazione di me con me, senza scambi di parole, ormai un matrimonio a carburante inerziale, tipo non scambiarsi un bacio finita la colazione, non una carezza prima di addormentarmi. Che io stia quasi ritornando ad una posizione fetale durante il sonno non c'entra, ma che la solitudine sia un concetto più complesso di quanto sembri invece, sì, è importante.

Ad ogni modo, non dovevo fare la solita premessa ma alla fine ci sono cascato. Non scrivo da secoli, millenni, e via dicendo. Per sbloccare un digiuno non previsto, non richiesto, non gradito, c'è voluta una canzone. Che poi, se vogliamo dirla tutta, sto persino smettendo di ascoltare; no, non le persone, quelle sono quasi un diplomatico inspiegabile martirio ... intendo la musica. Facciamo un po' di sospensione e fingiamo di non essercelo detto.
Dicevo, c'è voluta una canzone per sbloccare l'ingranaggio. Non mi va di chiedermi se domani sarà di nuovo tutto rotto, penso d'aver ormai abbandonato questa filosofia; la traiettoria della mia vita ora tende più alla disillusa ricerca che al nulla cosmico degli anni passati.

Che dire, la canzone forse si adegua pure alle metereologiche esperienze di questi due mesi fortemente invernali che sono stati dicembre 2008 e gennaio 2009.
Hai mai ascoltato la neve?
No, non dico vedere, dico ascoltare. Ascoltare proprio il suono che fa. Non c'è. E questo può sembrare elementare, ma non lo è quando dopo interi minuti e controminuti passati a guardare come un bambino la finestra, la finestra nuova televisione riscoperta nel contemporaneo mondo moderno, decidi di aprirla. Insomma, nel silenzio di casa guardi piccoli piccolissimi pensieri bianchi cadere piano, uno dopo l'altro, ma sempre senza fretta, posarsi senza creare volume; dopo lunghi respiri di totale silenzio apri la finestra aspettandoti la complementarietà dei sensi, che lo spettacolo ti regali anche l'audio ... e invece ... niente, ancora silenzio. Ora, a parole non sarà di certo efficace, ma stringo questo ricordo stretto a me, come se fosse il mio giocattolo dei 25 anni, la mia scoperta, con lo stesso entusiasmo con cui da piccolo si guarda un cane, un altissimo uomo con cappello nero, la coda di una lucertola che si muove. Io mi tengo la mia neve e il suo silenzio, mi dà tanto, come questa canzone, che penso sarebbe il sottofondo perfetto di continuità tra il “prima dell'apertura della finestra” e il “dopo l'apertura della finestra”.

Credo d'essere tutt'altro che tranquillo, felicemente speranzoso, sicuro e voglioso, come mi credevo mesi fa, come scrivevo mesi fa. Ho ancora tutto lo spasmodico desiderio di fare, ma avevo troppo presto sancito la scomparsa della mia migliore compagna. Che non è la neve, e nemmeno questa canzone.

La mia vita al momento sembra, come dire, una ruota quadrata.
Tutto procede, ma procede come una ruota quadrata.


Ah giusto, la canzone?
Il video lo scopro ora, nel momento in cui incollo questo codice:

 
posted by mr`anf at 21:48
5 Comments:


At 10:17 PM, Anonymous paolo

ciò che hai scritto - la ruota quadrata, questo sbattere dappertutto mantenendo sempre viva l'intenzione di rotolare - è bellissimo

 

At 1:07 AM, Blogger .andré

quella ruota obbligala a girare più velocemente, finchè l'attrito ne smusserà gli angoli e non dovrai più sopportare l'incedere lento di un lato dopo l'altro, ma solo assecondare il suo scorrere sicuro

...e a volte quel silenzio diventa assordante

 

At 9:37 AM, Anonymous Anonimo

ho provato quasi le stesse sensazioni al veder poggiarsi la neve a terra.
di francese invece non capisco una parola, ma decisamente eloquenti per me sono le immagini. e in quelle mi ritrovo molto.

quanto a te. non lo so. mi sento oltemodo inadeguata per dirti, consigliarti, osservarti, ascoltarti. vorrei. avere forza e capacità per smussare gli angoli che non servono. e permetterti di volare come meriteresti.

f.

 

At 5:04 PM, Anonymous chiara

il video è di una tristezza sconvolgente, quasi quanto la melodia. il testo non lo so, il francese per me è solo un insieme di suoni bellissimi che spero un giorno di poter dominare.

ma comunque.

tu.
puoi sparire quanto ti pare, sai?
quel che basta è che torni perché è confortante sapere che c'è un altro piccolo spazio nel web dove trovi parole che potresti tranquillamente aver scritto tu e buh, non lo so, sicuramente non sono in grado di dire qualcosa che possa aiutare o quantomeno commentare decentemente, però io ti leggo.
che magari non vuol dir niente, però è già qualcosa. credo.

ps: un giorno ti scatterò una foto.
pps: non è una minaccia, eh!

 

At 8:33 PM, Blogger . marla

magari scrivi poco.
poco ma buono.
molto buono.

:)