
Strano, non l'avrei mai detto, eppure Milano mi mancava. O meglio, mi ci voleva.
Grossi edifici bicocchiani, poco a misura d'uomo. Una grossa calma, persone diradate e lente, addirittura bambini, infanti, madri, seduti senza attese motivate.
Poi ci sono le certezze, come gli operai, gli incravattati, le code delle matricole in segreteria, i parcheggi a pagamento mezzi vuoti, i clacson e i caschi.
Mi hanno chiesto indicazioni e penso d'essere stato tutto fuorchè d'aiuto. Un po' estraniato, alineato, isolato.
Siamo a settembre.
L'estate 2008, caratterizzata da piogge torrenziali alternate ad afa, è andata piuttosto veloce, più delle passate sorelle.
Ovviamente i vari propositi si sono dispersi per strada: niente emme in versione springcleaner, niente raccolta di racconti, niente sito web personale, niente ep acustico, niente berlino, niente soddisfacente prova costume, niente adobe premiere, niente gio'fest, niente modelli computazionali, niente ricerche tesi, niente altro ancora ... ma evito per evitare depressioni varie ed eventuali.
Detta così sembra tragica, e tragica in fin dei conti non è.
Ho portato a casa, la casa che è dentro di me, soddisfazioni e serene conquiste (tutto ridimensionato in confronto alle mie stabilità).
E' che sento, sempre più inesorabile, l'arrivo di una scelta.
Ho campi elisi e aperti, sterminati raccolti e altri a maggese ... devo proprio (solo!?) decidere dove spendere sudore. Fosse facile.
Ciò mi rallenta, mi fa contare i niente invece degli uau.
Io conto i niente invece degli uau.
Tipo che ... tipo che ...
Tipo che forse non sono cambiato così tanto come credevo.
(scritto tratto dalla pelle nera di un Moleskine, nuovo compagno di viaggio)