
Questa è veramente l'ultima pagina (del Muji, si intende).
Oggi mi ero ripromesso di comprarne uno nuovo, ma tanto per cambiare mi è sfuggito di mente.
In compenso oggi ho capito quanto salutarsi, proprio l'atto in sè, sia pressochè ucciso dalla quotidianeità del suo applicarsi. Un grosso rischio c'è, cioè che le parole dette e i rispettivi gesti complementari perdano di significato, risultando segnaposti, facilmente sostituibili con sinonimi (sinonimi che però non erano la prima scelta).
Le parole hanno un peso e una loro densità: il numero di lettere non fa la differenza, è quanto stringo forte i loro suoni, formando la parola, ad esprimere ciò che volevo esprimere.
Insomma, c'è un po' questa trappola banalizzante, ma ancora una volta la coscienza della cosa salva la situazione.
Questa maschera di fronte al congedarsi è una maschera così leggera, così tanto che la puoi soffiare via.
E' una bella esplosione di primavera (oddio, i rami e il cielo).
E' un crescendo di cui non voglio trovare l'apice.
E' una mappa, le cui strade ho tracciato su carta porosa e terminato in un prato.
(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio) (giorni fa...)