
Fa freddo, e piove, mentre mi guardi e non mi baci.
Strabuzzi gli occhi come ti ricordavo fare, sembra che le cose non siano cambiate poi molto da quei lontani anni, da piazza vetra, il passante, cadorna e le lettere.
La prima pagina del nuovo contenitore di api, o vespe, è un Moleskine e non un Muji. E' un regalo, gradito, e questo è ciò che conta. Meno bello è che questa prima pagina è scritta male, storta, rossa.
Fare un aperitivo a stomaco vuoto è poco salutare perchè porta a fare quel che mi pare, come pasticciare.
Sono settimane che piove, ho raggiunto uno stato di insofferenza verso quella romantica cosa che è l'acqua che cade dal cielo.
I polsini della tua camicia erano in costante collisione con i miei polsi, per lo più, come sempre, nudi. Solitamente c'è un'imbarazzata distanza di sicurezza quando le persone camminano a fianco. Ciò che mi piaceva stasera era che tu non la rispettavi ... ma proprio perchè era sincera parte di te, non per strategici obiettivi di conquista.
Scrosciava pioggia, si congelava ma volevi rimanere fuori. Io tremavo, ma per davvero. Mi ferivo con innocui proiettili che solitari infiltrati dall'alto cadevano eludendo tettoia e tutto il resto.
Ti ho parlato della certezza che cerco e non capivo la tua reazione, la tua non-reazione.
Volevo solo sapere quanto sono normale.
Secondo te è sbagliato e vile
volersi modesti e lenti
tra letto e routine?
Tsk. Autocitazioni.
(scritto tratto dalla pelle nera di un Moleskine, nuovo compagno di viaggio)

