venerdì, novembre 30, 2007


Addirittura
il taccuino cade,
mi scivola tra le mani
bucate
come tutte queste rossearancioniumide giornate.

Ho la bocca impastata, il culo quadrato (i sedili nuovi di queste carrozze nuove sono solo di un’estetica disarmante per lo standard a cui si è abituati, niente più), dicevo .. la mano abbastanza pallida, il senso d’essermi perso un po’ per strada.

Questo Muji è quasi finito.
Ho paura a scriverci sopra, per due motivi principalmente: uno perchè non sono stato un bravo ragazzo, tradendo il patto silente e abbandonando la mia coscienza a monologhi ancora più solitari, lontani da me; due perchè a cose finite si tirano sempre le somme e non penso di sentirmi pronto a tirare somme su di me. Proprio no.
E allora il tratto si fa più fine, meno svelto, le dimensioni minori, le righe maggiori.

Posticipare mi è sempre uscito di un gran bene, davvero. Sono un drago. Mwah.
Nessuno mi spiegò però la capacità massima, il punto oltre il quale l’accumulo diventa cumulo forzante. E adesso è come se da dietro mi tornasse tutto ciò che ho allontanato in questi anni ... finirò schiacciato, perchè la porta di questa stanza l’ho chiusa io e tuttora continuo a tenerla tale.
Finirò schiacciato perchè piuttosto che aprirla preferisco farmi spappolare. Poi, beh, all’ultimo, sotto pressione, cederò, perchè tutti cedono e io non sarò da meno: aprirò e il giudizio (l’autogiudizio) sarà pronto, lì, ad aspettarmi.
Quelle cose tipo la vita, la responsabilità, il mutuo, la vita, la morte, la morte, la sipra.


Immagini di realtà lontane,
sorrisi sopra a yogurt magri.


Chiudetemi dentro,
fatemi esplodere
in tanti piccoli pezzi che sono me.
Ma non mancherò mai di rispetto, quello mai;
alla vita vostra, agli immeritati quasi addii, alle lacrime e ai malintesi ti amo.




(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)

 
posted by mr`anf at 00:47 17 comments