
oggi ho. gli occhi stanchi.
oggi ho. voglia di mangiarmi labbra unghie dita intere.
oggi ho. mal di pancia.
sono a casa da solo, da tanto e ancora per tanto. ragion principale, questa, dei miei mal di pancia. cheddire, fondamentalmente ho esaurito la fantasia nel cucinare.
mai stato, io, un mago dei fornelli.
non scrivo quasi più.
non so bene perché. non sono in una di quelle situazioni che si potrebbero definire “così vuote da non aver nulla da raccontare”, né in una di quelle da “periodo non creativo”. no, perché di creatività non si tratta. scrivere per me è sempre stato così spontaneo, scrivere per me è il miglior modo di comunicarmi quello che sento.
dunque, perché mai non voglio più rivolgermi parola? alla radice, sembra quasi che non ci sia una basilare voglia di donarmi attenzione; e con attenzione intendo qualcosa di più che scorgersi allo specchio, strappare un peletto, scrutare la presenza di eventuali foruncoli, (s)pettinarsi e via dicendo. no, ecco. donarmi una minima attenzione, chiedendomi come sto.
sai che penso? che io stia evitando domande per evitare le relative risposte.
ok, detta così sembra d’essere passati dal via, di ritrovarsi nei soliti vicoli tra dubbi e controdubbi. e invece no, è un tono diverso.
non mi sto spegnendo, mi sto solo abbassando di volume.
peccato che io in fin dei conti non lo voglia.
sai cosa sto facendo? mi sto censurando.
mai mi è capitato di lasciare chiuso il muji così a lungo. sono mesi che non ci sputo inchiostro. ci sono scritti che poi, sul blog, non ho mai riportato. cose che potrei definire più intimamente personali, non per il contenuto ma per il clima che ne fa da contorno.
beh, queste cose che potrei definire più intimamente personali dove sono finite?
provai, a scrivere, mesi fa. terminata la pagina sentivo da quelle righe un distacco tale che richiusi subito il taccuino. non sembravo io. quasi più recita che ipocrisia.
che cosa triste.
quello è stato il mio ultimo scritto, su quel taccuino. e ho quasi paura a riaprirlo .. come quando, tra la vergogna e l’imbarazzo, non sai più come affrontare un amico dopo una lunga e sonora litigata. ci tieni .. ma il tempo non sazia tutte le ferite, differentemente da come vogliono farci credere.
beh insomma, che dire. tutte queste parole per arrivare dove?
da nessuna parte. per la gioia della stessa genuinità con cui ho sempre scritto, e che stanotte, senza nessuna pretesa, ho cercato .. in questo buco, annodato, che è la mia pancia ora.
perché preferisco accettare quello che ho?
non vuole essere una domanda stupida, da tremendo viziato.
ma me lo chiedo, perché sinceramente non mi riconosco granchè, perché c’è un po’ di auto-costrizione in tutto questo e non so quale parte di me l’abbia chiesta.
la cosa che mi fa più paura è che l’altra, l’altra parte di me, l’abbia accettata.
oggi ho. voglia di mangiarmi labbra unghie dita intere.
oggi ho. mal di pancia.
sono a casa da solo, da tanto e ancora per tanto. ragion principale, questa, dei miei mal di pancia. cheddire, fondamentalmente ho esaurito la fantasia nel cucinare.
mai stato, io, un mago dei fornelli.
non scrivo quasi più.
non so bene perché. non sono in una di quelle situazioni che si potrebbero definire “così vuote da non aver nulla da raccontare”, né in una di quelle da “periodo non creativo”. no, perché di creatività non si tratta. scrivere per me è sempre stato così spontaneo, scrivere per me è il miglior modo di comunicarmi quello che sento.
dunque, perché mai non voglio più rivolgermi parola? alla radice, sembra quasi che non ci sia una basilare voglia di donarmi attenzione; e con attenzione intendo qualcosa di più che scorgersi allo specchio, strappare un peletto, scrutare la presenza di eventuali foruncoli, (s)pettinarsi e via dicendo. no, ecco. donarmi una minima attenzione, chiedendomi come sto.
sai che penso? che io stia evitando domande per evitare le relative risposte.
ok, detta così sembra d’essere passati dal via, di ritrovarsi nei soliti vicoli tra dubbi e controdubbi. e invece no, è un tono diverso.
non mi sto spegnendo, mi sto solo abbassando di volume.
peccato che io in fin dei conti non lo voglia.
sai cosa sto facendo? mi sto censurando.
mai mi è capitato di lasciare chiuso il muji così a lungo. sono mesi che non ci sputo inchiostro. ci sono scritti che poi, sul blog, non ho mai riportato. cose che potrei definire più intimamente personali, non per il contenuto ma per il clima che ne fa da contorno.
beh, queste cose che potrei definire più intimamente personali dove sono finite?
provai, a scrivere, mesi fa. terminata la pagina sentivo da quelle righe un distacco tale che richiusi subito il taccuino. non sembravo io. quasi più recita che ipocrisia.
che cosa triste.
quello è stato il mio ultimo scritto, su quel taccuino. e ho quasi paura a riaprirlo .. come quando, tra la vergogna e l’imbarazzo, non sai più come affrontare un amico dopo una lunga e sonora litigata. ci tieni .. ma il tempo non sazia tutte le ferite, differentemente da come vogliono farci credere.
beh insomma, che dire. tutte queste parole per arrivare dove?
da nessuna parte. per la gioia della stessa genuinità con cui ho sempre scritto, e che stanotte, senza nessuna pretesa, ho cercato .. in questo buco, annodato, che è la mia pancia ora.
perché preferisco accettare quello che ho?
non vuole essere una domanda stupida, da tremendo viziato.
ma me lo chiedo, perché sinceramente non mi riconosco granchè, perché c’è un po’ di auto-costrizione in tutto questo e non so quale parte di me l’abbia chiesta.
la cosa che mi fa più paura è che l’altra, l’altra parte di me, l’abbia accettata.
.. speranze future o più semplicemente paure odierne ..