
giusto il tempo di una cottura di pasta.
musica assordante. ma veramente assordante.
non-controlli del livello di rombo.
tanto sono a casa da solo. tanto mi sento solo.
dodici (dodici poi è il numero che uso spesso ultimamente) mila chiamate fatte e ricevute, oggi.
bastano poche cose per far vacillare anche la più alta colonna della città.
e passando a figure meno metaforiche, bastano pochi volti per mettere in difficoltà le più dure decisioni dell’ultima parte della mia vita (così evito il retorico e sono tutti più felici e meno critici).
*pausa controllo bollitura acqua*
la situazione va avanti senza decisione ambivalente.
come dici tu, servirebbe una vicendevole fermezza.
io decido tu decidi. nello stesso verso, positivo o negativo che sia, se no ci si ritrova a dover accettare la scelta dell’altro. scelta che poi non arriva, perché nessuno qui ha il coraggio o il potere sufficienti.
e allora che si fa?
tututu.
telefono.
fotografia.
sogni.
sogno o son desto.
tanta, giuro tanta, voglia di non pensare stasera.
e che tutto scivoli, per diana, che tutto scivoli senza domande e senza risposte.
che tutto sia come meglio venga, io non so chi siete voi e voi non sapete perché io sono lì di fronte.
tanta, giuro tanta, voglia di situazioni atemporali e aspaziali, se così si chiamano.
basta merletti e ricami intorno a storie non mie, a ore non vissute e a impieghi che mai prenderò.
qui di mio manca tanto.
no, non ci siamo.
*pausa controllo bollitura acqua*
si butta l’acqua, si butta l’acqua.
si parte.
si torna?
oggi sì, domani no.
decisa necessità di sfogo
STOP
così ne uscirò ben presto pazzo
STOP
piango senza lacrime
STOP
piango senza remore
STOP
ho bestemmiato e avevo promesso di non farlo più.
