sabato, marzo 31, 2007



parole al vento.
giusto il tempo di una cottura di pasta.

musica assordante. ma veramente assordante.
non-controlli del livello di rombo.
tanto sono a casa da solo. tanto mi sento solo.

dodici (dodici poi è il numero che uso spesso ultimamente) mila chiamate fatte e ricevute, oggi.
bastano poche cose per far vacillare anche la più alta colonna della città.
e passando a figure meno metaforiche, bastano pochi volti per mettere in difficoltà le più dure decisioni dell’ultima parte della mia vita (così evito il retorico e sono tutti più felici e meno critici).



*pausa controllo bollitura acqua*



la situazione va avanti senza decisione ambivalente.
come dici tu, servirebbe una vicendevole fermezza.
io decido tu decidi. nello stesso verso, positivo o negativo che sia, se no ci si ritrova a dover accettare la scelta dell’altro. scelta che poi non arriva, perché nessuno qui ha il coraggio o il potere sufficienti.
e allora che si fa?
tututu.
telefono.
fotografia.
sogni.
sogno o son desto.

tanta, giuro tanta, voglia di non pensare stasera.
e che tutto scivoli, per diana, che tutto scivoli senza domande e senza risposte.
che tutto sia come meglio venga, io non so chi siete voi e voi non sapete perché io sono lì di fronte.

tanta, giuro tanta, voglia di situazioni atemporali e aspaziali, se così si chiamano.
basta merletti e ricami intorno a storie non mie, a ore non vissute e a impieghi che mai prenderò.

qui di mio manca tanto.
no, non ci siamo.



*pausa controllo bollitura acqua*



si butta l’acqua, si butta l’acqua.
si parte.
si torna?

oggi sì, domani no.



decisa necessità di sfogo
STOP
così ne uscirò ben presto pazzo
STOP
piango senza lacrime
STOP
piango senza remore
STOP





ho bestemmiato e avevo promesso di non farlo più.
 
posted by mr`anf at 21:17 9 comments
martedì, marzo 20, 2007


band sconosciute parlano di te.
mai sentite prima d’ora, chissà di dove, e pronunciano il tuo nome.

alzare lo sguardo e trovare il nome della tua città anche su un vagone di giallo arrugginito.
abbassare lo sguardo, infilarsi le dita nei capelli, guardare i piedi e le ombre amiche, passare la mano sul viso e guardare di nuovo il nome della tua città.
stavolta rimanere a fissare.
stavolta rimanere a pensare.



“ e parlare ti fa bene
come il cielo sulla neve
come il fiore senza seme ”



stiamo dilatando tempi non nostri.
accumularsi di minuti e poi ore, giorni e settimane spero mai.
è strano.
non so contare quante volte l’ho detto, ma è strano, per davvero.

mi tingo di verde
mi sento demente.
eppure è così.
che mi basta leggere un tuo congiuntivo per intenderlo indicativo, immaginare chi sia lui, vedere il suo sorriso su di te e il tuo timido voltarti.
il mento.
per essere riaccompagnato, indietro da un dito indice.

sono poco più di trenta giorni, sai?
successe un po’ di cose, nel mentre.
piccole cazzate, sì, quelle su cui ci piaceva minchioneggiare.
eppure il flusso che si avverte è più perdita che guadagno.
più perdita
che guadagno.
perché ci sono storie in sospeso di cui poi non ho saputo la fine. semplicemente mancano all’appello le verticali a ginnastica, le domeniche di studio.
e stendermi sul letto.
suonava il telefono. io mi ci stendevo, sul letto.
e con fare tremendamente adolescenziale mi aggrappavo talvolta al primo cuscino che capitava sottomano, al primo sorriso che tornava dal passato.

le sere sono diverse.
stupidamente me ne accorgo ritrovando buchi di tempo libero, stanze di me con ancora l’odore di te.
quindi pronto ti chiamerei.
poi, beh, non lo faccio mai. o quasi.

quella notte, sì, ero “avvinazzato”, di ritorno da una cena.
ero avvinazzato e rannicchiato.
un feto.
a letto.
con te dall’altra parte.



stanca, giustamente, di me.




(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 00:36 4 comments