
Muji. Un mese fa.
Io sono tornato … e tu?
Tu sei mai partito?
Distorsioni. Spaziotemporali. Direi anche abbastanza sature.
E’ passato un mese, un altro, eppure mi sembra che tutto sia mancato molto più a lungo.
I sedili sono sempre blu, blu sporco direbbe l’arredatore professionale.
I freni puzzano ancora, taglienti, da nausea.
Però il treno è il treno, è casa, è il viaggio verso il paese dei balocchi, è il ritorno alla beneamata mediocrità.
Oggi è soltanto una stella e io ho troppo sonno per capire se sono partito mai.
Muji. Un giorno fa.
Mi hanno rubato la biro blu.
La mia mitica biro blu.
Quella che scrive anche sulle panchine, quella che dava brio a queste pagine ingiallite.
Periodo riccio.
Chiudersi in se stessi.
Ricordo ancora di aver scritto di una situazione simile, tempo fa, chiamando tutto questo “il mio piccolo nido”. Non mi stupirei se guardando il mese trovassi settembre … al massimo novembre.
Voglia delle piccole cose.
Chiudersi nelle piccole cose.
Rapporti veri. Rapporti sinceri.
Stanco delle distanze, stanco delle mancanze.
Come quando desideri solo modestia: due cuori, una capanna, amici amiche, quattro cazzate, una palla e due risate.
Niente di più, niente di meno.
Non parlo di mediocrità, stavolta, ma solo di
r e a l t à.
Modesta realtà.
Scrivo sempre meno.
Fotografo sempre meno.
Suono un po’ di più, sì … ma forse perché rientra nel caldo abbraccio di una piccola sicurezza. Non la musica ma il gruppo, persone vere che condividono tempo vero con la mia parte vera.
Tutto vero. Caldo. Sorridente. Ed effimero.
Ecco, effimero.
Una cosa con un inizio e di lì a poco una fine. E va bene così, confezionata pronta da portare a casa e tenere sotto il cuscino durante il sonno.
Come ricordi. Ricordi che tengono caldo. Che rendono sorridente.
Terza notte in un mese che sogno l’apocalisse. Quella vera.
Voglio solo piccole cose. Piccole dosi.
Terza notte in un mese che sogno l’apocalisse. Quella vera.
Voglio solo piccole cose. Piccole dosi.
E la mia biro blu, che questa non scrive già più.