mercoledì, marzo 29, 2006

Un giorno come un altro. Inizia come un giorno qualsiasi, qualche parola in più con mia mamma, qualche baffo in meno, ma il binomio nastrina+succo in meno di un minuto rimane tale. Fuori il sole già promette bene, mi slaccio i bottoni del cappotto sorridendo in maniera quasi sadica: la mia preda è là fuori, che mi aspetta, ed è la signorina primavera.

E’ tutto diverso.
Musica nelle orecchie, alta ovviamente. Paolo Benvegnù. Nuovo ascolto, ma non riesco a concentrarmi, ad analizzarlo profondamente come sono solito fare. Mi riesce difficile soffermarmi su parole e note, sullo schema canzone e le sonorità … è come la tipica signora che tenta di attaccare bottone, ma per nulla interessante viene subito ignorata. A-ah. Il tutto si riduce quindi ad un isolamento, creando il piccolo mondo a parte dove cambiano rumori e costumi.
Perché è tutto diverso.
Come previsto, bottoni slacciati. Piede al palo, osservo l’ombra … giro lo sguardo, lo fermo prima su quella ragazza, poi su questo ragazzo, poi su quel signore e poi ancora sull’ombra. Nessun pensiero. Alcuno. Mani in tasca, costumi di una civiltà mia e mia soltanto, io ci sono e gli altri no. Anche la carrozza del treno sembra diversa, un po’ perché non sono solito avere posto a sedere, un po’ perché il sole filtra diagonale attraverso i finestroni, rendendo quasi attraente la copertura verde dei sedili sporchi. Mi sento a mio agio in una carrozza delle FS. Qualcosa è cambiato.
No, è semplicemente tutto diverso.
I passi sono più sicuri, le scarpe estive scalpitano, fremono per essere indossate e ora mi portano dove vogliono loro, mentre sordo e a mento alto mi guardo schivare la gente. Traiettorie. Vite che vanno vite che vengono. In questo momento, mentre scrivo, non ricordo neanche se ho preso filobus o metropolitana. Assurdo, sono solo una dozzina di ore fa … sembra che la memoria mi stia pian piano abbandonando, ma in realtà non è così.
Non è così perché è tutto dannatamente diverso.
L’università prevede delle lezioni che non mi sentivo proprio di seguire. Ebbene sì, il mercoledì mattina la mia morale è in vacanza … lasciamola là, che nel resto dei giorni è fin troppo sotto stress, direi. L’università prevede anche rivedere un caro amico, godersi un sano nonrompetecazzeggioanchesedovreifarealtro, frequentare una lezione assurda quanto piacevole per piccoli dettagli. Piccoli dettagli, si fa per dire. Prevede anche un'eclissi solare, addirittura, in diretta dal cortile della ridicola sede di via Comelico … tanto senza occhiali o sufficiente resistenza non si riesce a guardare il sole più di qualche secondo prima di rimanere accecati. Anche se ora qualsiasi cosa fissi sia per me illeggibile, visto che la mia retina mi regala una macchina nera al centro della vista, il laboratorio sembra quasi più rilassante, meno unto.

Perché è tutto diverso, perché è come l’anno scorso e l’anno prima ancora, in cui la signorina Primavera prende la mia vita e di forza la gira completamente.

E poi un pomeriggio così, nella totale naturalezza di due persone che sembrano conoscersi da più tempo che 5minuti. Le giornate sono tremendamente più lunghe da quando mi sveglio prima delle 9 … e quando mi fermo un momento a riflettere, vedendomi seduto al sole di Porta Venezia, mi sento come all’inizio di una nuova giornata. Milano non è la verità e io sono soltanto un turista. Però sono un turista tranquillo, un turista senza guida né tabelle di marcia da seguire. Sono un turista fermo, che aspetta qualcuno, che non valuta se sia un minuto o un sacco di minuti da quando aveva detto di arrivare. C’è il sole, il cappotto è addirittura legato alla borsa da quanto fa caldo.
E poi un pomeriggio così, nella totale naturalezza. Io parlo e mi rendo conto che effettivamente non dovrei sapere niente di te. Tu smetti di parlare, tra una scarpa e l’altra, e quando giro lo sguardo per capirne il motivo ti vedo fissarmi e dirmi che effettivamente è la prima volta che ci vediamo.
E poi un sorriso non tradisce mai.
Forse uccide … mai tradisce.


Ora sono a casa. L’umore è sotto le scarpe che saltellavano fino ad una dozzina di ore fa. Curiosamente noto il parallelismo con il sole, sole che non c’è più.
Forse la signorina primavera è andata già a dormire, prima di me.
 
posted by mr`anf at 23:07 9 comments
lunedì, marzo 13, 2006

La prima settimana. La prima settimana come un’ennesima settimana, visto che già mi è capitato di riflettere, e poi scrivere qui, su un periodo di sette giorni. Forse perché la mente, inevitabilmente, gioca ad essere giusto quell’attimino razionale tanto da inquadrare, con ordine, il tempo della nostra vita.
La nostra vita.
Il tempo della nostra vita.
E’ proprio su questo che l’N-esima settimana si è concentrata. Cosa deve essere il tempo della nostra vita? Cosa è la mia vita? Dribblare utopie, scansare sogni troppo sogni, viaggiare sul filo della retorica per afferrare il senso degli anni prossimi che mi aspettano.
Vorrei prendere delle scelte. Troppo spesso mi sono lasciato scivolare addosso decisioni, senza motivo, neanche per una vera e propria pigrizia, solo perché in quel brevissimo lasso di tempo mi sembrava una cosa che poteva andare. Senza regalarmi neanche un minuto in più, una parte della mia vita veniva così decisa da un pensiero veloce quanto un batter d’ali. Cinque anni di liceo prima, tre anni di università poi. Quanto ho riflettuto su ciò che andavo a scegliere? Due nanosecondi? Mh, troppi. Forse un nanosecondo è una stima adeguata.
Mi trovo davanti ad un’altra scelta, ora, con un traguardo raggiunto e una strada davanti a me. Sole alto, campagna aperta, sterpaglie, caldo, completo da ufficio, telecamera sopra la spalla destra, leggermente dietro così da inquadrare giacca e orecchio, nonché il bivio davanti a me. Bivio, trivio, quadrivio. Tante vie. Una scelta. Non voglio seguire dei binari, non voglio seguire dei percorsi scelti da curricula universitari teoricamente più ovvii e performanti, né strade ideali solo perché appurate negli anni da tanti altri omini stanchi di pensare.
Ho ventidue anni, fra poco ventitre, e senza esagerare ho una decisione importante da prendere. I miei dicono io sia tremendamente pessimista, sbalorditi strabuzzano gli occhi quando mi sentono parlare così, quando scoprono che per me i trent’anni e il posto assicurato sono la morte della persona. Otto ore giornaliere, stipendio, casetta, famiglia, tentativi di recupero passioni vitali nei ritagli di tempo e nel fine settimana. Come quel pelatino seduto di fianco a me, sul treno, l’altro dì mentre tornavo da Milano. Faceva una telefonata normalissima ad un suo amico normalissimo, lo si capiva dal tono. Gli diceva di comprare quell’azione là, di vendere quella lì, da bravo economista o impiegato nella borsa di Milano, da consulente di alto livello o chissà cos’altro. E poi … e poi cambia discorso e chiede se è confermata la partita di calcetto di domenica, se la cena si fa per davvero. Bum. Mi sento quasi male, da girare la testa come non volessi sentire me stesso fra dieci anni, perfettamente vestito, intrepidamente lanciato a incastrare in una vita di merda quelle poche cose che mi rimangono per sentirmi un attimo vivo. I miei strabuzzano gli occhi, allibiscono a sentirmi esporre queste idee a fine cena, ma non so che fare: per me, ora, i trentanni e un lavoro da informatico assicurato sono la morte della mia persona. La mia morte. Chiaramente figurata, ma cosa c’è di figurato se mi si ficca una mano nel cuore, poi nella testa, e si tira fuori tutto quello che di vitale c’è?
Ho ventidue anni, fra poco ventitre, e senza esagerare ho una decisione importante da prendere. Niente binari quindi, niente scelte ottimali per un curriculum ottimale. Voglio sentirmi realizzato o almeno provare a studiare qualcosa che mi interessa davvero. Non voglio cestinare quella creatività che obiettivamente vedo in me da sempre. L’ultima cosa che desidero trovare è un nuovo ultrapatinato strumento hitech nel regalo del collega dell’ufficio a fianco. L’ultima cosa che desidero trovare forse è proprio il collega dell’ufficio a fianco.


Forse dovrei smettere di guardare nel cassetto.
Dovrei smetterla perché trovo solo i sogni di qualcun’altro.

 
posted by mr`anf at 01:01 22 comments