
E’ tutto diverso.
Musica nelle orecchie, alta ovviamente. Paolo Benvegnù. Nuovo ascolto, ma non riesco a concentrarmi, ad analizzarlo profondamente come sono solito fare. Mi riesce difficile soffermarmi su parole e note, sullo schema canzone e le sonorità … è come la tipica signora che tenta di attaccare bottone, ma per nulla interessante viene subito ignorata. A-ah. Il tutto si riduce quindi ad un isolamento, creando il piccolo mondo a parte dove cambiano rumori e costumi.
Perché è tutto diverso.
Come previsto, bottoni slacciati. Piede al palo, osservo l’ombra … giro lo sguardo, lo fermo prima su quella ragazza, poi su questo ragazzo, poi su quel signore e poi ancora sull’ombra. Nessun pensiero. Alcuno. Mani in tasca, costumi di una civiltà mia e mia soltanto, io ci sono e gli altri no. Anche la carrozza del treno sembra diversa, un po’ perché non sono solito avere posto a sedere, un po’ perché il sole filtra diagonale attraverso i finestroni, rendendo quasi attraente la copertura verde dei sedili sporchi. Mi sento a mio agio in una carrozza delle FS. Qualcosa è cambiato.
No, è semplicemente tutto diverso.
I passi sono più sicuri, le scarpe estive scalpitano, fremono per essere indossate e ora mi portano dove vogliono loro, mentre sordo e a mento alto mi guardo schivare la gente. Traiettorie. Vite che vanno vite che vengono. In questo momento, mentre scrivo, non ricordo neanche se ho preso filobus o metropolitana. Assurdo, sono solo una dozzina di ore fa … sembra che la memoria mi stia pian piano abbandonando, ma in realtà non è così.
Non è così perché è tutto dannatamente diverso.
L’università prevede delle lezioni che non mi sentivo proprio di seguire. Ebbene sì, il mercoledì mattina la mia morale è in vacanza … lasciamola là, che nel resto dei giorni è fin troppo sotto stress, direi. L’università prevede anche rivedere un caro amico, godersi un sano nonrompetecazzeggioanchesedovreifarealtro, frequentare una lezione assurda quanto piacevole per piccoli dettagli. Piccoli dettagli, si fa per dire. Prevede anche un'eclissi solare, addirittura, in diretta dal cortile della ridicola sede di via Comelico … tanto senza occhiali o sufficiente resistenza non si riesce a guardare il sole più di qualche secondo prima di rimanere accecati. Anche se ora qualsiasi cosa fissi sia per me illeggibile, visto che la mia retina mi regala una macchina nera al centro della vista, il laboratorio sembra quasi più rilassante, meno unto.
Perché è tutto diverso, perché è come l’anno scorso e l’anno prima ancora, in cui la signorina Primavera prende la mia vita e di forza la gira completamente.
E poi un pomeriggio così, nella totale naturalezza di due persone che sembrano conoscersi da più tempo che 5minuti. Le giornate sono tremendamente più lunghe da quando mi sveglio prima delle 9 … e quando mi fermo un momento a riflettere, vedendomi seduto al sole di Porta Venezia, mi sento come all’inizio di una nuova giornata. Milano non è la verità e io sono soltanto un turista. Però sono un turista tranquillo, un turista senza guida né tabelle di marcia da seguire. Sono un turista fermo, che aspetta qualcuno, che non valuta se sia un minuto o un sacco di minuti da quando aveva detto di arrivare. C’è il sole, il cappotto è addirittura legato alla borsa da quanto fa caldo.
E poi un pomeriggio così, nella totale naturalezza. Io parlo e mi rendo conto che effettivamente non dovrei sapere niente di te. Tu smetti di parlare, tra una scarpa e l’altra, e quando giro lo sguardo per capirne il motivo ti vedo fissarmi e dirmi che effettivamente è la prima volta che ci vediamo.
E poi un sorriso non tradisce mai.
Forse uccide … mai tradisce.
Ora sono a casa. L’umore è sotto le scarpe che saltellavano fino ad una dozzina di ore fa. Curiosamente noto il parallelismo con il sole, sole che non c’è più.
Forse la signorina primavera è andata già a dormire, prima di me.
