
Doveva essere rinascita.
Doveva essere il momento da cui il sottoscritto riprendeva in mano se stesso, le sue passioni, i suoi propositi.
Diciamo che non è andata come previsto.
Laureato. Sì. Sono un dottore.
Cheffigo. -da leggere con tanta ironia-
Mi sento più vecchio, con un titolo che devo ancora capire di aver meritato, con sempre meno tempo davanti prima della soglia lavoro, con tanti sorrisi, lacrime e mani da stringere. Nonostante avessi minacciato di morte chiunque provasse a venirmi a vedere (e quindi mi imbarazzasse ulteriormente), alla fine della giornata mi sono reso conto di aver fatto una stronzata. Pace e amen. Sarà per la quinquennale, se la finisco. Un po’ di tristezza l’ho sentita: qualcuno che ci doveva essere è mancato e non riesco a far finta di niente. Pace e amen. Sarà per la quinquennale.
Ad ogni modo nella mia testa c’era un complesso piano di conquista del mondo: dopo la laurea tutto sarebbe cambiato, tutto sarebbe cambiato per farmi stare meglio. Un proposito qui, un proposito là … accumulandoli non erano mica pochi. A conti fatti a che punto sono? Zero. Eccheccazzo. Sono davvero capace solo di parlare, parlare, parlare? Vomitare parole, una dietro l’altra? Ultimamente mi sembra davvero di scoprire questo mio, spregevole, lato.
Bhe, ora sinceramente non mi sembra il caso di star qui a insultarmi, visto che già altri fattori si sono impegnati per farmi stare di un gran male. E’ finita una storia, ne accuso tuttora il colpo. Ora sarebbe il momento di raccogliere i cocci e rialzarsi a testa alta … solitamente sono molto bravo a far da consigliare, aiutare chi si trova in questa situazione, ma, come il più classico dei casi dimostra, quando ci sono dentro sono inerme di fronte ai ricordi, alle immagini, ai messaggi, alle facce. Che dire, l’umore di una montagna russa: su e giù, su e giù. Un giorno sto di merda, il giorno dopo sembra migliorare ma un niente mi sconquassa di nuovo, daccapo. Se poi scopro certe cose .. bhe .. allora prendetemi a bastonate che magari sto un attimino meglio.
Come se non bastasse mi arrivano poi soavi parole da amici a cui scopro di tenere tantissimo ogni giorno che passa. Soavi parole era ovviamente ironico, perché se in questi giorni non sdrammatizzo un po’ finisce che i buchi nell’armadio diventano ancora più grossi … altro che sbattere la porta, ci fiondo addosso tutta la testa che si fa prima. Nel saliscendi emotivo scopro pure di deludere qualcuno. Ok, poi mi si dice che esagero, però una delle cose che non vorrei mai nella vita è proprio deludere le persone che stimo di più, quindi direi che non esagero proprio niente. Non so nemmeno cosa dire: perché, come sopra, mi sembra solo e soltanto di parlare.
Poi una sera esco per non pensare e torno a casa dopo dieci minuti, perché lui era li. Torno a casa con l’immagine di loro che si baciano. E io che guardo. E io che non posso fare niente. Bene.
Insomma. Che dire. Una rinascita con i fiocchi. Già già.
Questo ammasso di caratteri non offrono neanche una piacevole lettura, insomma sembra un sequenza di piagnistei di chi vuol fare la vittima. Forse.
Bhe non è così. Non c’è proprio voglia di fare la vittima. C’è semplicemente uno stronzo che voleva stare meglio e invece è precipitato in caduta libera.
Per fortuna che certi amici sono davvero amici. Ci puoi contare, ciecamente. E’ proprio in questi periodi che puoi mettere gli spartiacque tra le cascate di “belle parole”: quelle di persone veramente interessate al tuo bene, e quelle che le dicono giusto perché è brutto non farlo. A voi vorrei dire un sonoro “grazie” e donarvi un abbraccio, che poi lo accettiate o meno. Ecco. Perché ve lo meritate, perché se no starei anche molto peggio.
Un grazie anche al vino, alla birra e tutti i miscugli dannosi al fegato … visto che mi regalano ore di nebbia totale. Meglio così, proprio così.
Ora penso andrò ad annebbiare ancora di più la testolina. Cercare di non pensare è l’unica soluzione … almeno finchè non mi finiscono i soldi nel portafoglio.
