martedì, ottobre 25, 2005

Un’altra giornata di sole, contro ogni pronostico, ogni previsione, ogni granello di nebbia che mi sono lasciato dietro nella grigia Treviglio. Sono in anticipo e mi guardo intorno: il colpo d’occhio fa il suo effetto, piazza duomo è grande, densa di vita che non è soltanto numero … è folla di pensieri e vite, un vasto luogo di transito, bacino curioso per lo spettatore-da-più-di-cinque-secondi. Guardo su, perché troppo poco tempo si dedica alla volta che ricopre le nostre testoline: il cielo è sgombro da nuvole, di un blu leggermente spento per via della stagione che non può regalare i colori di un tempo. Girando la testa, un lampione interferisce … positivamente direi, perché è il soggetto perfetto di una foto perfetta: struttura classica, alto con tre o quattro rami finali, disegno sommariamente ottocentesco, leggermente sporco, quel tipico lampione cittadino che si staglia però su un cielo pulito tagliato da una scia d’aereo fresca fresca. Lo stupido imbarazzo non vuole farmi estrarre la fotocamera dalla borsa per fotografare, davanti a tutti, un altrettanto stupido lampione. Sono le cazzate che non voglio più sentire: apro, inquadro, inquadro meglio, scatto … classico, batteria scarica. Sorrido perché non penso di aver mai avuto batterie cariche nella mia vita. Una telefonata, sei arrivata e non ti ho vista. Sei in mezzo alla gente, girando di nuovo su te stessa in mia ricerca … alla prima rondata non mi noti nel marasma generale e ti fermi guardando il duomo, dandomi le spalle. Sorrido, scena perfetta. Senza far rumore mi avvicino a te. Finalmente posso stringerti.
Questo genere di momenti non lo voglio dimenticare.

Seduti su dei gradini guardiamo la gente sotto di noi: mille formiche in mille direzioni, tutti determinati, con un loro obiettivo, una loro meta. E noi fermi, su di un trono improvvisato. La giornata è finita, in un nonnulla tutto è passato … parole, facce, sguardi. Tutto sempre così velocemente. Ti circondo completamente, ti posso sentire rannicchiata tra le mie lunghe braccia … la tua testa piegata sulle mie ginocchia, il mio respiro disteso sul tuo collo … il tempo si distorce ancora, stavolta sono istanti lunghi secoli. Nel silenzio di tutti quei passi, siamo immobili soggetti di un’opera d’amore. Le dita fra i capelli, le dita sotto ai maglioni. E’ sempre difficile salutarsi.

Sono felice. Lo urlo per le strade, davanti a tutti. Perché io non me ne vergogno … e se potessi urlare tanto forte, lo direi al mondo intero.
 
posted by mr`anf at 12:53 9 comments
martedì, ottobre 18, 2005

Sento chiaramente le palpebre far da balconcino alle lacrime. Riescono ancora ad arginare la commozione, pronta dentro me ad esplodere in tutto il suo cristallino splendore.

Le immagini sono leggermente sfuocate, ma riesco ancora a vedere negli occhi del poeta romano il mio stesso problema. E’ incredibile come delle semplici parole, in un susseguirsi perfetto di accenti e singhiozzi, siano in grado di comunicare delle emozioni così … così forti. Seguo il suo gesticolare frenetico e insicuro, i quasi impercettibili balbettii e le futili attenzioni. Non capisco dove sia il punto d’incontro tra la mia vita e quella di questo poeta: niente ci accomuna, soprattutto la situazione così lontana dalla mia realtà, eppure mi sento quasi coinvolto in una reinterpretazione del tutto, in un mio immedesimarmi. Non afferro, ma mi sento dentro di lui … completamente in balia dell’impotenza, della sensazione di qualcosa che è perso per sempre. Sto per scoppiare, ma la scena finisce. Sono salvo. Mi volto verso destra per guardarti, precipitando nella mia realtà. In totale alienazione, le mie dita avevano smesso di incrociare le tue nel tanto amabile gioco delle mani. Cerco di capire se la cosa ti ha scosso allo stesso modo, vorrei raccontartelo ma non mi piace interrompere il flusso del film; eppure mi attardo ancora qualche interminabile istante sul tuo viso … sei tu, di fianco a me, nella penombra di un vecchio cinema milanese … sei tu che vorrei qui, e sei tu ad essere qui. La tua mano. Il tuo profilo. Tutto così surreale.
Il personaggio non è male, a tratti reale a tratti succube di qualche battuta da film. Benigni rimane una persona da stimare, per quello che ha fatto e che continua a fare: peccato per chi lo rinchiuda in una cornice politica … si perde la maggior parte dell’arte. Oddio. Ritorna … non avevo preventivato un’altra scena del genere. Il contesto è diverso ma la commozione ora sembra addirittura superare la precedente. Il vecchio iracheno non capisce una parola di italiano, non capisce una parola di ciò che il poeta romano gli sta dicendo, ma è in grado di leggere nei suoi occhi. E lo sono anche io. Assisto inerme alla più bella dichiarazione d’amore. Tra occhi lucidi, nuovi singhiozzi, nuovi balbettii e delle zucchine come conclusione, finisco per immedesimarmi ancora in lui. E’ inevitabile. Ed ecco che le palpebre sono il balconcino della mia riscoperta sensibilità, sono argini delle lacrime che stavolta non trattengo fino in fondo. Tu non vedi, asciugo con gesto tranquillo l’unica che mi è scappata. Sono all’apice, se mi urti scoppio. Ho il cuore fradicio e gonfio, non vedo più una sega e mi sento idiota a dirtelo. Tento di riprendermi nei minuti delle scene seguenti. Ad un tratto … tac, intervallo … mezze luci in sala. Una botta, come un frontale … emotivamente parlando. Mi volto verso destra per guardarti; di nuovo le mie dita avevano smesso di cercare le tue. Stavolta mi confesso, confesso la mia commozione che per niente si addice alla figura del ragazzo nella coppia. Non mi interessa sinceramente, e poi mi conosci. La più bella dichiarazione d’amore. “Se lei muore … qui si può smontare tutto … svitare e smontare tutto questa cosa perché non ha più senso”. All’incirca esordiva così, per poi lasciarsi andare in un precipizio emotivo culminante nelle zucchine. Esordiva così, la più bella dichiarazione d’amore. Mi sono commosso come non mi capitava da un bel po’ di tempo, da un bel po’ di film. Ti sto ancora guardando. Sei tu, di fianco a me, nella penombra di un vecchio cinema milanese … sei tu che vorrei qui, e sei tu ad essere qui. La tua mano, il tuo profilo, la tua gamba e il tuo maglione. Il tuo profilo. Il tuo viso e il tuo sorriso. Posso baciarti, e lo faccio. E' tutto così surreale.

Ti stringo forte, più forte del solito, quando fuori dal cinema ti sussurro che non mi sentivo così felice da tantissimo tempo. Ti stringo forte quando ti confesso che è tutta colpa tua.

 
posted by mr`anf at 16:44 17 comments
giovedì, ottobre 06, 2005
Piove.
E’ da qualche giorno che il tempo ci regala una pioggia degna del più tipico autunno. Mancano le dorate foglie secche, ma so che arriveranno.
Piove sulle strade, sulle macchine. Piove sui vecchi senza ombrello e sui bradipi senza una famiglia.
Piove sugli innamorati.

Pioveva lunedì, quando senza ombrello e senza giacca pativo acqua e freddo. Pioveva in Centrale, in Comelico, in Duomo. Pioveva anche in mezzo alla strada, dove giravi su te stessa in cerca della libreria che mi riparava la testa. Non giocare in casa è sempre difficile, in campo neutro lo è per entrambi. Avrei preferito piovesse quando sapevo dove portarti, ma ci siamo salvati comunque … perché tutto faceva soltanto da scenario; come marionette di una confezione di cereali, stavamo sorridenti in uno sfondo di cartone.
Sono passati pochi giorni e pioveva ancora, fuori dalla mia finestra. Pioveva la mattina presto, quando reduce da poche ore di sonno entravo in macchina. Pioveva nella pausa pranzo, quando correvo verso il centro commerciale, pigro con un ombrello in borsa. Pioveva nel tardo pomeriggio, quando sopravvissuto da troppe ore d’ufficio rientravo in macchina per addormentarmi nella guida del ritorno. Pioveva ieri sera, mentre tremavo? Attimi lunghi due ore. Parole che non avremmo voluto soltanto leggere. Evidentemente qualcosa non ha seguito il corso perfetto delle cose, quello da cui mi sarei voluto far cullare, almeno stavolta, fiducioso d’aver preso la corrente giusta. Volevo lasciare scorrere tutto da sé, e così è stato … finora … e così spero sarà di nuovo. Fondamentalmente non ci conosciamo e per questo non ci capiamo ancora. Peccati di leggerezza, peccati di presunzione. Siamo nella stessa barca, anche se agli estremi opposti.

Raccolgo le tue gambe di pastafrolla, le infilo sotto al braccio e incomincio a camminare: il viaggio sarà lungo e io sono già troppo stanco … non ho nemmeno le forze, la voglia, di aprire l’ombrello. Forse è speranza, forse solo una disarmante resa.
Continuo a ripetermi che non è cambiato nulla, sempre che tu sia stata sincera.
Continuo a ripetermi che la vita è un sogno infranto, forse.
 
posted by mr`anf at 10:24 20 comments
martedì, ottobre 04, 2005
E' strano quando ci si ferma improvvisamente, per qualche secondo, stupiti dagli ultimi pensieri circolati nella propria mente. Immobili, si riflette. Non tanto per la loro stranezza, ma per come ci siano arrivati: in silenzio, di nascosto, senza che ce ne accorgessimo, ma con una determinatezza d'altri tempi.

E così mi ritrovo, dopo soli pochi giorni, ad avvertire sicura quella che chiamano mancanza. Ma in discordanza con la mia malattia del pensatore, non c'è stata alcuna riflessione prima ... nessun quesito. Tutto questo mi prende davvero di sorpresa: per un attimo mi sento nel centro di una solare storia d'amore. E' un attimo ... in cui forse le circostanze banali quali una pausa pranzo in un non troppo affollato centro commerciale hanno giocato il loro ruolo di cornice, gettandomi in un giorno lavorativo tipo, con le relative aspettative annesse: tanta voglia di rivederti quando torno a casa. Corrugo la fronte, quasi non capissi quei brevi istanti per niente miei. Cerco di riprendermi, andando in bagno e lavandomi un po' il viso; mentre asciugo le mani sotto al nuovissimo asciugatore hi-tech, vedo il mio magro profilo riflesso nello specchio.
Lo sguardo si blocca. Come posso piacerti?
 
posted by mr`anf at 14:05 16 comments
lunedì, ottobre 03, 2005
Come sapete, non sono solito postare testi di canzoni; l'ho fatto solo una volta, di cui tra l'altro mi sono pentito (ma questa è un'altra storia).
Vorrei che, chi potesse, si procurasse questa canzone e la ascoltasse ad alto volume nelle proprie cuffie (nel caso le aveste) ... una, due, venti, cento volte di fila, come fa il sottoscritto, procurandosi un umore da baratro senza fondo e un magone da cento e lode.
Qui di sotto voglio riportare il testo, che letto così a sè stante potrebbe non colpire quanto invece fa se lo si segue durante il playout della canzone.

Se finora avete letto il mio blog, è perchè vi interessa almeno un minimo di me, di come sto. Se siete ancora di quest'idea, è bene che il mio attuale umore sia descritto da una di quelle cose della vita a cui non si potrebbe rinunciare, e cioè la musica: non ci sono parole, nemmeno quelle tanto giocosamente ricercate e ordinate dal sottoscritto, che possano descrivere il tutto meglio di queste voci soavi.

Fidatevi di me, ve ne prego. Grazie.


Where are we?
What the hell is going on?
The dust has only just began to form
Crop circles in the carpet
Sinking, feeling
Spin me around again
And rub my eyes
This can't be happening
When busy streets
Amess with people
Would stop to hold
Their heads heavy
Hide and seek
Trains and sewing machines
All those years
They were here first
Oily marks appear on walls
Where pleasure moments hung before
The takeover
The sweeping insensitivity of this still life
Hide and Seek
Trains and sewing machines (you won't catch me around here)
Blood and Tears
They were here first
Hmm, what'd you say, mmm, that you only meant well?
Well, 'course you did
Hmm, what'd you say, mmm, that it's all for the best
Because it is
Hmm, what'd you say, mmm, that it's just what we need
You decided this
Hmm, what'd you say, mmm, what did she say?
Ransom notes keep falling out your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut-outs
Speak no feeling, no I don't believe you
You don't care a bit, you don't care a bit
(Hide and Seek)
Ransom notes keep falling out your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut-outs
(Hide and Seek)[carries on through rest of song]
Speak no feeling,I not believe you
You don't care a bit, you don't care a, you don't care a bit
Oh no, You don't care a bit
Oh no, You don't care a bit
Oh no, You don't care a bit
You don't care a bit
You don't care a bit
 
posted by mr`anf at 20:16 31 comments