Ho proprio voglia di abbracciarvi tutti, di ringraziarvi per non essere scappati e avermi lasciato solo, per avermi aspettato un poco annoiati: giuro che mi faccio perdonare ... con tutti ... uno a uno.
Rinnovarsi non è mai cosa facile, e non lo è sicuramente per uno come me, incredibilmente pigro dentro. Il rischio c’è: di fare il passo più lungo della gamba … e magari di finire in un tombino. Già. Ma la giornata di oggi mi è servita per capire che sono davvero stufo di quello che sono diventato, di quello in cui sono degenerato. Una giornata come quella di oggi, in cui gli sprazzi di tempo libero per riflettere erano pochi ma costruttivi, mi ha aperto gli occhi: voglio tutte quelle piccole cose che non ho ma che ho sempre desiderato. Ed il discorso suona più ridicolo che utopico, ma è così; questo abito mi viene stretto, le maniche sono corte ormai e nemmeno a lavarlo l’odoraccio se ne va.
Sorridendo beato, immerso nella visione di un Me totalmente diverso, così invidibiale, ho davvero capito che posso pure continuare così come sto facendo da mesi e mesi, ma con certezza posso dire che sarò sempre più triste, sempre più infelice. Basta con i soliti su e giù, basta con l’immaturità, basta con l’ipocrisia e la falsa creatività … basta, per favore, basta.
La diagnosi è terminata: è il momento d’afferrare la mazza da golf e cominciare a disintegrare tutte quelle cazzate che mi stanno logorando.
Superato un esame, superati (momentaneamente) i relativi pesi sulla mente e sulla coscienza, inerme cum gaudio nei due giorni successivi di totale nulla: l’occasione perfetta per riprendere mano a ciò che ho accantonato con così grande facilità. Prima fra tutte te, visto che mi hai dato tanto e io poco e nulla, visto che mi stai vicino e io ti snobbo perché fai parte del resto del mondo che non è me … ho provato a dirtelo in questi giorni, a spiegarti come sono fatto, a come tendo ad isolarmi nei momenti di panico e pressione mentale … ho provato a farti vedere la cosa sotto l’ottica meno oggettiva ma più personale: non credo d’esserci riuscito, perché ancora non mi credi e giustamente, ora, non rispondi ai miei messaggi.
I colpi di batteria cadono piano, le chitarre cullano e gli archi accarezzano. Ascolto uno dei tanti gruppi che mi hai consigliato e devo ammettere che hai davvero buon gusto, hai perfettamente centrato la mia sensibilità ... ma non solo per questo. Guardiamoci alle spalle, guardiamo quando ci siamo conosciuti e quanto poco tempo è passato tra allora e adesso, tra il parcheggio della scuola e quello di casa mia, guardiamo le sinuose scie del fumo di candele e i soffici orsi con il papillon, guardiamo il tre febbraio duemilaecinque … guardiamo in fondo ai bicchieri in cui beviamo, per capire dove stiamo andando, insieme.
Non intendo perderti per la mia stupidità.