Mi sto rintanando in un estraneo isolamento.
Sono ormai due settimane che ho quasi totalmente tagliato i ponti con il mondo esterno. Mi muovo meccanicamente tra le persone nei filobus di Milano, respiro meccanicamente tra le vie di Treviglio, e poi fuggo a casa, nel mio piccolo rifugio virtuale, in mezzo ad amici che non ho nemmeno mai visto in faccia ma che sento molto più vicini di quelli che abitano qui nella mia stupida cittadina. Ecco. Il mio nido. Tutto mio.
Sono ormai due settimane che non vedo -i miei soci-, due settimane che non sento la mia rivoluzione, due settimane che a malapena riesco a vedere la mia sempreverde gioia, due settimane che non so che cavolo succede fuori da casa mia.
E non mi sento male.
Sto bene così, chi me lo fa fare di andare a cercarmi patemi d'animo e inutile sofferenza nell'accorgermi che davvero qualcosa è cambiato? Non è più come una volta Marco, il tempo passa, certa gente matura, altra no. Sarà l'età, sarà il caffè. Tsk, la delusione c'è. La delusione c'è.
Dettagli. Inutili, stupidi dettagli.
Sto bene nel mio isolamento dalle mille sfaccettature. Sto bene qui, sto bene solo. Ora. Spero soltanto che la gente sia in grado di perdonarmi dopo.